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Sun, Nov. 29th, 2009, 09:40 pm Black Friday
Quest’anno il ringraziamento l’ho passato a casa, eravamo una decina: italiani, francesi, brasiliani e tedeschi. Abbiamo cucinato uno pterodattilo di 15 pounds. Mentro lo farcivo con Simon non potevo fare a meno di pensare alle puntate di friends del ringraziamento e augurarmi che il tacchino che i ragazzi si mettono in testa fosse finto. Un ripieno alle castagne, uno salsiccia e mele, la salsa di cramberries, il pure’ di cavolfiore e poi antipasti, contorni, dolci e alcol. Abbiamo cibo sino a Natale. La parata di Macy’s è stata spettacolare come sempre, con un nuovo pallone gigante di spiderman. Ma quest’anno ho deciso di non snobbare il black friday, sulla free press cittadina ho visto offerte che davvero valeva la pena provare a conquistare. Ma con calma. Alle mie condizioni, non certo alle 5 del mattino. Il giorno del ringraziamento è passato attorno al tavolo pieno di cibo, il tacchino lo abbiamo mangiato alle 5 del pomeriggio, alle 8 eravamo sdraiati sui divani, alle 10 ci siamo trascinati a dormire. Il giorno dopo, mi sveglio alle 9.30. Chatto un po’ con l’Italia, poi esco per andare a downtown. Non trovo coda da J&R, chiedo della macchina fotografica dell’offerta‘… è finita vero?’ ‘No no ma’am, here it is’. Non ci potevo credere. ‘Le memory card sony?’ “Scontate del 70% ma’am’. Mi attacco al bancone incredula e compro tutto, avrei anche baciato il commesso ma in un attimo è gia’ a servire altri clienti. Ti ricordero' con affetto commesso di J&R. Da questo, fortunoso accadimento il demone dello shopping si è impossessato di me e di centinaia di migliaia di new yorkesi e turisti e nel black friday si fa shopping come se non ci fosse un domani. La 34th strada era transennata e presidiata da poliziotti severissimi, la quinta strada era parzialmente inaccessibile, alcuni negozi avevano commessi che portavano direttamente scatoloni di prodotti che non avevano neppure il tempo di disporre, union square ha inaugurato il mercatino di natale, il time warner center ha iniziato a far nevicare, cento babbi natali hanno affollato le strade. Tutto è pronto per il Natale: le vetrine della quinta con le loro raffinate scene animate, i venditori di alberi per le strade, le vetrine di macy’s, dove i bambini possono scrivere su schermi digitali le loro letterine da spedire a Babbo Natale. New York e io passiamo i tre giorni successivi a guardare oggetti, gadget, provare vestiti, afferrare un latte di starbucks da bere per strada per scaldarsi, correre per prendere la metropolitana, attraversare appena il traffico lo permette. Ho completato i regali di Natale, anche per gli anni prossimi, anche per gente che ancora non conosco… L'apoteosi l'ho raggiunta ieri sera quando stavo tornando a casa e sul bus, stremata, fissando i miei sacchetti stracolmi mi e' caduto l'occhio sulla targhetta di una gonna corta che avevo orgogliosamente comprato a 11,99 $ e ho visto la signorina che la pubblicizzava indossarla come maglietta. 'Non posso essere cosi' tonta da aver comprato una maglietta pensando fosse una gonna...' Solo in parte, l'altro lato dell'etichetta era con la stessa signorina questa volta la indossava come gonna. 2 usi. 'Uh, sono cosi' avanti che ho comprato una gonna che funge anche da maglietta!' Fortunatamente domani torno a lavorare. Sono esausta.       Queste signore pendono dalle labbra del carismatico giovane col microfono che sta insegnando loro come fare perfetti, homemade pacchetti di Natale. Grazie alla pratica dimostrazione potranno stupire i loro amici quest'anno, 'che importa del regalo se il pacchetto e' ben fatto?' Solo che non e' che stesse fasciando una bicicletta, ma un libro. Con semplici pieghe e semplice scotch. '... e ora signore vi manca solo un fiocco, chi vuole del nastro per esercitarsi con me a fare il fiocco?'
La scorsa settimana Roel, il mio collega belga, mi ha invitata al suo saggio di fine corso. Ha invitato solo me nel laboratorio, anzi, mi ha raccomandato il silenzio assoluto con gli altri. Quindi, con aria di grande complicita’, venerdi’ quando è uscito mi ha fatto l’occhiolino ed io, dopo pochi minuti, l’ho seguito di soppiatto in metropolitana come una vera spia. A parte il goffo saluto a Sindhuri ‘…eh no no, questa sera non posso, esco prima perche’… perche’… c’è un mio amico che… che fa una cosa… e siamo gia’ d’accordo… e no, non so bene dove saro’ alle dieci… eh… grazie comunque…magari ti chiamo… eh’. Mata Hari mi fa un baffo. Andiamo al Gotham city improvisation sulla 28th, dove c’è un piccolo teatro al quinto piano di un palazzo tra la quinta e la sesta e dove Roel e la sua classe faranno il loro saggio di fine corso. È stato divertentissimo e Roel è stato bravissimo (non è certo facile improvvisare in una lingua che non è la propria) e il pubblico ha reso lo spettacolo perfetto proponendo situazioni buffe e condizioni limitanti. Provare a gruppi a: - dato un tema, creare una storia dicendo solo una parola ognuno, alternati - dato un tema, creare una scenetta e riproporla sempre piu’ veloci - inscenare un party, invitare dei personaggi eccentrici e indovinare chi sono (personaggio storico, persona ossessionata da qualche cosa, persona con particolarita’ fisica) - dato un tema, iniziare una scenetta e al suono di una campanella cambiare ruoli e proseguire come se nulla fosse - dato un tema, instaurare una discussione a due iniziando le frasi con una lettera dell’alfabeto, in ordine (a, b, c etc…) - una coppia mostra le foto delle proprie vacanze, gli altri sono le foto delle vacanze, in base a come si dispongono la storia prende vita Dopo lo spettacolo la tradizione prevede di annegare l’imbarazzo nell’acool, ma io saluto gli artisti (lo sono) e passeggio in Time Square, tra poco fara’ troppo freddo per godersi la citta’ passeggiando alla sera e io voglio godermi questa serata e voglio ricordare a me stessa quanto sia bello improvvisare.
Certo che è tornato. Quando mi disse che partiva per Basilea pensai che gli avrei dato un anno. Dopo un anno e due mesi, qualche crisi di panico e aver perso il lavoro in Svizzera (la crisi colpisce anche gli elvetici e lui era l’ultimo assunto), Antoine è tornato. È tornato a settembre, abbronzato, rilassato e motivato; ha iniziato la sua nuova vita con Deborah, una ragazza brasiliana meravigliosa, molto dolce, innamorata, che lo ama cosi’ com’è, che lo asseconda e lo segue nelle sue attitudini. Pure troppo. I locali del meatpacking district supereranno la crisi grazie a loro. Ma non l’altra sera. Simon e io abbiamo invitato Antoine e Deborah a cena da noi, facciamo qualcosa al formaggio, non importa cosa, per il nostro francese conta solo ci sia il formaggio. Quando cucinava il piatto preferito di Antoine era pasta con limone e formaggio. Arrivano puntuali, belli e allegri, Antoine con un paio di bottiglie di vino e una sua creazione, una torta, una kye lime pie e il menu è completo. Passiamo una bella e tranquilla serata, chiacchieriamo, scherziamo, i nostri ospiti sono belli da guardare insieme, ci raccontano che andranno in Brasile per il carnevale e Antoine, a vederlo cosi’ contento, sembra davvero a casa. Antoine è tornato. Momento dessert, Antoine scuote la bomboletta di panna e la distribuisce sulla torta con un fffhhhhhhh mentre ci racconta come l’ha fatta: ha comprato il fondo surgelato, lo ha sgelato e intanto ha preparato la crema con i lime, le uova, lo zucchero […] addentiamo la torta e, con esitazione, per non urtare i sentimenti di Antoine, gli chiediamo se abbia cotto la base. ‘No. L’ho comprata surgelata, pronta.’ Antoine è tornato. Ed, ad onor del vero, la crema della torta cruda di lime era deliziosa.
Sun, Oct. 25th, 2009, 11:05 pm Toga party
Sabato, la nostra isola era isolata. Voli sospesi per il maltempo, ok, ho scritto lasciatemi qui, ma era per dire. Sabato sera è stata la nostra ultima serata di corso, abbiamo mangiato aragosta roll e bbq, abbiamo avuto l’ultima sessione serale, l’ultimo torneo di ping pong, l’ultima serata in paese. In fondo è sabato sera, perche’ non andare a ballare? Perche’ diluvia ad esempio, e perche’ fa un sacco freddo, e perche’ siamo in un maniero su scogliera che ha tutto, ma quando uno dei docenti, Karl, ce lo chiede non possiamo rifiutarci. Quindi andiamo tutti da Carmen’s veranda. In sette, otto per auto, non possiamo perdere il sabato sera a downtown. E poi oggi è serata di toga party. Toga party. John Beluschi, lenzuoli e corone d'alloro. Proprio cosi’, potevo mica farmi mancare un toga party negli us e se poi pure i docenti indossano il loro lenzuolo sopra i vestiti potevo mica non farlo io. Carmen’s verada è un localaccio con una pista da ballo, un biliardo, un bar e pac man. Il nostro toga party è un delirio, nel locale ci siamo praticamente solo noi e pochi autoctoni in jeans, camicia da boscaiolo e barretto da baseball. Balliamo, giochiamo a biliardo, parliamo e scherziamo. Un toga party riuscitissimo sino all'una, quando il locale chiude e ci cacciano fuori. Torniamo a casa e non possiamo dormire, restiamo alzati sino alle 4, a mangiare dolci e costolette alla brace, a bere birra e a chiaccherare.     Il corso è terminato oggi. E io voglio scrivere di tutte le persone che ho conosciuto e con cui spero di restare in contatto. Aurelie, la mia compagna di stanza, una ragazza carinissima con cui mi sono immediatamente trovata a mio agio, con cui mi sono confidata, che mi ha ascoltata, che ho consolato, con cui ho studiato. Non ci siamo lasciate un attimo. Aurelie è una parigina impiantata a Montreal, è una ragazza semplice, sensibile, volitiva, corretta. È stato meraviglioso dividere la stanza con lei questa settimana. Randall, un giovane PI di Delaware e io e lui ci siamo subito riconosciuti come simili: lo stesso sorriso, lo stesso sguardo, la stessa timidezza e le stesse esigenze, la stessa voglia di giocare, di cercarci e di passare tempo insieme. Derk, un ragazzo olandese che ha girato il mondo, con una fantastica ironia e con una grande sensibilita’. Tim, un simpaticissimo ragazzo inglese che vive in Texas e giovedi’, con temperatura attorno allo zero ha fatto il bagno a sand beach, io ho messo un alluce in acqua e l’ho ritirato dopo due secondi quando ho iniziato a sentire i tessuti cristallizzarsi. Il mio alluce è rimasto blu per un po’. Patricia, un’adorabile signora di LA, Santa Monica, con cui ho chiacchierato moltissimo, mi ha raccontato come i suoi genitori si siano conosciuti durante la seconda guerra mondiale, sua mamma una giapponese, suo padre un soldato in guerra. Mi ha invitato ad andare a trovarla, mi è piaciuta moltissimo, spero avro’ occasione di rivederla. Patty lavora con le scimmie. Jong Soo, un matematico coreano sempre sorridente e cordiale. Gustavo e il suo meraviglioso spirito brasiliano, la sua risata, il suo accento. Lilach, una ragazza israeliana che una sera ci ha regalato momenti di ilarita’ incontenibili grazie a qualche birra di piu’. Yogasudah, una dolcissima e simpaticissima ragazza indiana. Riccardo, un bel ragazzo cileno, con occhi verdi e un bel sorriso che riusciva a parlare poche parole di ognuna delle nostre lingue madri, perche’ ‘la mia ex fidanzata è …’ giapponese, italiana, francese, brasiliana… a vostra scelta. Mary, una signora del Massachusett che cercava sempre di incoraggiare tutti quanti. Takako, la ragazza giapponese molto gentile che girava per casa in pigiama e ciabatte tutto il giorno, con una risata contagiosa, i capelli sempre spettinati che seguiva dal primo banco tutte le lezioni e che interrompeva per domande assolutamente incomprensibili e incredibilmente a sproposito.      Il corso è terminato oggi. New York mi riceve cosi’:   lo prendo come un ‘ben tornata’.
Sat, Oct. 24th, 2009, 01:32 am Jax course
Ok, è meraviglioso. Lasciatemi qui. Siamo 35. Selezionati tra statistici, matematici e scienziati. E io. Tra noi, ci sono almeno cinque P.I. (tipo il prince). Siamo qui per imparare ad usare alcuni software e metodi di analisi per le nostre ricerche; i nostri insegnanti sono coloro che hanno inventato queste cose. Non è che sono solo i migliori del mondo, è che sono anche curiosi, disponibili, informali, simpatici. E io sono la piu’ ignorante del mondo. Niente di nuovo insomma. Siamo tutti qui, non abbiamo radio o televisione, solo living room coi camini sempre accesi e quadri di topi alle pareti, sala snack, biblioteca e sala giochi. Abbiamo lezioni ogni mattina, alcuni pomeriggi ed ogni sera fino alle 8.30. Ci cena alle sei, cioe’ quando cala il buio e diventa troppo freddo per stare fuori, ogni sera aragosta fatta in un modo diverso, una campana ci avvisano quando c’è qualcosa: lezioni, cioccolata calda, biscotti, pasto. Il maniero in cui viviamo è rumoroso, si sentono i legni del parquet e delle scale scricchiolare, i tubi dell'acqua gorgogliare, le finestre cigolare, il vento ululare, si sente l’oceano infrangere contro gli scogli e la collega cinese che si lava i denti e fa la doccia alle sei della mattina. Siamo nel Maine ed è quasi Halloween, ci divertiamo a giocare coi fantasmi. A parte il fatto che il vicino di maniero, ad un miglio da noi, ha allestito un allegro cimitero in giardino, a parte che una delle nostre cuoche ha tentato di spaventarci ricordandoci che l’incidenza di infortuni è insolitamente alta tra i ragazzi che partecipano al corso, a parte che Nancy, la segretaria del corso, ci ha detto che non chiudono mai a chiave le case sull’isola, anche il maniero è sempre aperto, ‘…anche se c’è lei?’ ha chiesto Lise con gli occhi sbarrati, una mano davanti alla bocca e l’altra ad indicare me. Lise è seriamente preoccupata per me e per il serial killer del Maine, fortuna che gli altri ragazzi sdrammatizzano. Si, noi qui si vive tutti insieme, si parla tanto, si studia, si gioca a cluedo, a ping pong, a taboo, a pictionary e si beve un sacco di birra, si coniano nuove parole come ‘homeability’, si ride, si cammina nel parco, si fanno foto, si incontrano animali, si pensa. Le lezioni sono durissime, fatico parecchio, ma non sono l’unica, la mia compagna di stanza, Aurelie, ieri sera ha avuto un momento di sconforto. È tutto molto intenso. Sono molto fortunata.                   
Il viaggio è andato bene, a Boston ho incontrato Gustavo, un collega molto carino di San Paolo, Brazil, che mi ha raccontato essere alla sua prima volta fuori dal suo paese e di essere un po’ preoccupato: nei giorni scorsi ha guardato le temperature previste a Bar Harbour e si è reso conto di non possedere vestiti per il clima che ci aspetta. Mi chiede se il suo pile va bene secondo me. L’aereo che da Boston ci porta a Bar Harbour è ad elica ed è la cosa piu’ rumorosa su cui io abbia mai viaggiato, ma è un volo breve. Ed è bellissimo. Gli alberi sono vestiti di autunno. Giallo, arancione, rosso, marrone e verde si alternano e si fondono in macchie di colore. Nessuna foto rende giustizia ai colori.    Quando arriviamo a destinazione ci accorgiamo che quasi tutti noi passeggeri siamo diretti alla stessa meta, dividiamo quindi la spesa dei taxi. Io e Gustavo, dividiamo il taxi con un collega cinese molto gentile e taciturno e sfortunatamente con Lisa. Sto parlando al telefono con un’organizzatrice del corso quando mi si avvicina Lisa e si mette a parlare con me a tono fortissimo. Mi è gia’ simpatica Lisa. Guarda il taxista sbattendo le ciglia e gli chiede se puo’ sedere davanti e inizia con lui una conversazione fatta di gridolini, esclamazioni di entusiasmo e espressioni di stupore. Male. Penso che il mio giudizio si stia lasciando influenzare da prove indiziarie, non concentriamoci su Lisa ma sul paesaggio che, in effetti, è meraviglioso. Fotogrammi di alberi e di colori si imprimono nella mia mente, ma non solo, la prossima settimana sara’ Halloween e ogni giardino è decorato per l’occasione, ci sono zucche, spaventapasseri, zucche, fantasmi, zucche. Adoro Halloween e le zucche e chiedo a Gustavo se in Brasile celebrano questa festa, mi dice di no, sta per raccontarmi qualcosa sulle zucche brasiliane quando Lisa lo interrompe, si ricorda che ci siamo anche noi sul taxi e mi chiede da dove vengo. Sono italiana, vengo da New York, lavor… ‘Oh...’ mi dice Lisa con una pausa carica di significato ‘I see… and aren’t you worried?’ Di cosa? Di essere italiana? Bhe si, non ho sentito parlare del serial killer del Maine? Quello che ha come bersaglio le giovani italiane bionde? Le prove indiziare su Lisa si stanno facendo concrete. Non so bene cosa risponderle, le dico ‘No, sono tinta. Sono castana in realta’’. Arriviamo ad Highseas ed è stupendo. Lisa cerca di farsi fare una ricevuta a suo nome dal tassista, ma il collega cinese le ricorda che tutti abbiamo bisogno della ricevuta. Lisa, nella mia mente, da questo momento in poi verra’ chiamata ‘la collega odiosa del corso’. Highseas è un’enorme casa di mattoni a tre piani sull’oceano. Tutto è preparato per noi in maniera impeccabile. C’è un buffet di cibo e bibite, ci danno una pen drive da 4 giga con le lezioni che seguiremo, una bottiglia di plastica per l’acqua (ci sono boccioni di acqua sparsi, tre per piano), una borsa con notebook e penna e il numero della stanza. Io sono nella 209, con Aurelie, un’adorabile ragazza canadese con cui faccio rapidamente amicizia. Il posto è fantastico e questa è la vista dalla nostra stanza.   C’è una sala comune, con due camini, una vetrata sull’oceano, sei divani e due grosse ceste che contengono morbidi plaid, ci sono due sale per i pasti: una sala per la colazione con tavolini e una con un grosso tavolo unico per pranzo e cena, c’è una sala per gli snack a nostra disposizione, verra’ rifornita in continuazione con occorrente per sandwiches e poi verdura, frutta, yougurt, biscotti, patatine. C’è la lavanderia, c’è la sala per il caffe’ con macchinetta sempre a nostra disposizione, c’è la libreria originale di Mrs Hawkes (con i volumi salvati dall’incendio) e con moderni volumi di narrativa, medicina, biologia, genetica, topi. C’è la sala della musica con un pianoforte a coda, c’è la sala da gioco con un tavolo da ping pong, qualche tavolo e palloni da calcio, basket, football e soprattutto con due frighi stracolmi di birra. C’è un osservatorio sulla torre di sinistra per guardare le stelle e qui ci tengono a ricordarci che siamo su un’ isola, in un parco naturale, la sera fa veramente buio, se vogliamo uscire di sera lo faremo a nostro rischio e pericolo (abbiamo gia’ firmato un foglio in cui manleviamo il Jackson lab da ogni cosa d’altra parte), dobbiamo avere sempre con noi una torcia e dobbiamo stare attenti agli animali. Detto questo ci invitano a metterci a proprio agio, come se fossimo a casa. E io mi ci sento, soprattutto quando vedo un’amaca nel giardino. Ma non è l’unica cosa che vedo, passeggio un’oretta prima di cena e incontro un procione, un enorme uccello grigio, diversi chipmunk e tre daini. Il benvenuto ufficiale, dopo la cena a base di zuppa di aragosta, cremosa di zucca, insalata e torta di mele ci viene dato nella conference room del terzo piano; Gary, l’organizzatore del corso, sorseggiando una birra al mirtillo ci invita a presentarci uno ad uno. Qui seguiremo le lezioni e saremo registrati da una videocamera in continuazione. Benvenuti ad Highseas.
Domani partiro’ per il Maine. Andro’ una settimana a seguire un corso che dovrebbe illuminare il mio prossimo cammino professionale. È da quando ho saputo che sarei andata che ho un mantra: “aragoste, aragoste, aragoste”. Ma questo corso non è come quello che ho frequentato la scorsa estate, la stessa isola, lo stesso laboratorio ma questo corso è piu’ specifico, saremo molti meno e soprattutto non è estate -porca miseria- e le temperature sono attorno allo zero adesso nel Maine. Ma io sono curiosa, mi hanno sempre parlato dell’autunno del New England come di uno spettacolo naturale meraviglioso, vedremo. Per ora quello che so è che il corso si svolge all’Highseas. Mi scrivono dal Jackson lab per mandarmi la password per accedere ai dati on line relativi al corso, ma non solo, nel nostro shared documents troveremo altre importanti, interessanti informazioni. Diligentemente apro i vari link che trovo nel nostro shared documents. Highseas è dove dormiremo, mangeremo, studieremo, lavoreremo. Highseas è una casa sull’oceano a sole quattro miglia dal downtown del centro abitato e ‘literaly next door to the arcadia National park’. Se vogliamo possiamo pure affittare una bicicletta, con casco e tutto il necessario per soli 16 $ al giorno da un negozio convenzionato con il laboratorio che organizza il corso. Se vogliamo possiamo anche andare al parco nel pomeriggio che abbiamo libero. L’abbigliamento è casual, ricordiamoci le scarpe da hiking, portiamo vestiti adatti a QUALUNQUE clima, se non possiamo mangiare aragosta faremmo meglio a dirlo per tempo. Ad Highseas i telefoni non prendono, ma c’è il wirless ovunque. Paura. Clicco sul link History of Highseas. […] costruito nel 1912 dal prof. Rudolph E. Brunnow di Princeton, granito locale, mattoni di Philadelphia […] il prof Brunnow era un vedovo con molti figli e costrui’ Highseas per la nuova sposa europea che lo avrebbe dovuto raggiungere dopo una traversata oceanica con transatlantico. Il Titanic. […] Il prof Brunnow cadde mentre si arrampicava dal ben noto Precipite Trail e fu trovato solo il giorno successivo, contrasse polmonite e mori’ ad Highseas. Durante la Prima guerra mondiale iniziarono a diffondersi per il paese voci che il prof Brunnow fosse una spia tedesca. E che Highseas nascondesse molti misteri, tra cui una stanza segreta. Nessuna di queste voci, comunque, è stata dimostrata. Mrs Eva Van Cortland Hawkes compro’ la proprieta’ nel 1924 per 25.000$ di quell’epoca. Mrs Hawkes discendeva direttamente da Lewis Morris (tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza) e proveniva da una ricchissima famiglia di New York. Mrs Hawkes era divorziata da Mr Douglas Hawkes, l’ingeniere che costrui’ Battery Park a New York, avevano una figlia invalida che, nonostante venisse visitata e curata da medici provenienti da Vienna e da Parigi, mori all’eta’ di 13 anni. Mrs Hawkes era una donna solitaria, molto patriottica, durante la seconda guerra mondiale intratteneva i soldati delle navi americane e inglesi ormeggiate a Bar Harbour dando feste in cui lo champagne scorreva libero e le aragoste si cuocevano in pentole da 30 galloni. Mrs Hawkers aveva una quindicina di persone che lavoravano per lei ad Highseas -segue elenco completo di mansioni, inclusa guardia del corpo per paura di rapimenti- e 24 Sealyham terriers, uno viveva con lei, gli altri in un canile con immenso giardino appositamente costruito […] Durante la seconda guerra mondiale, per paura dei bombardamenti fece dipingere il tetto di verde. […] Mrs Hawkers arrivava ogni anno con l’autista per il Memorial Day e ripartiva per il Labour Day, la servitu’ la precedeva di qualche giorno in cui lavoravano alacremente per rendere la casa pronta per il suo arrivo. Mrs Hawkers teneva molto al suo giardino […] molto interessante il giardino delle rose in fronte all’oceano le cui rose vinsero per anni il Flower Show della contea. Nell’ottobre 1947, mentre Mrs Hawkers giaceva malata nel suo letto di New York un incendio distrusse parte delle proprieta’ di Highseas. Gli eredi di Mrs Hawkers donarono Highseas al Jackson Laboratory. Le proprieta’ personali di Mrs Hawkers sono esposte al museo di Philiadelphia. Molta paura.
Wed, Oct. 14th, 2009, 11:28 pm Atlantic city
I nomi delle strade dell’edizione originale di Monopoli sono strade di Atlantic city. Un’ albanese, due iraniane, una spagnola e un’italiana passano una domenica nella citta’ del gioco del New Jersey. Non una barzelletta, ma le mie amiche ed io. Praticamente una barzelletta. Decidiamo di passare una domenica tra ragazze, è ormai autunno qui, restano pochi week end per poter stare all’aperto e allora noi si va ad Atlantic city. Ci diamo appuntamento alle 8.30 di mattina dal Washington bridge per prendere l’autobus che in sole due ore ci portera’ direttamente all’interno del casino del Tropicana, costo del biglietto 29 dollari andata e ritorno, in omaggio 25 dollari in chips giocabili, 10 dollari di sconto al buffet dell’albergo e una brochure con le regole dei principali giochi d’azzardo. Tutto è relativo. Ci sono cose che mi fanno sentire incredibilmente giovane e magra, sono poche, ma una di queste è salire su un pullman pieno di gente di mezza eta’ francamente sovrappeso. Le mie amiche e io riusciamo a far tardi quel tanto che basta per non aver la possibilita’ di essere sedute vicine durante il viaggio. Ma non importa, la mia compagna di posto è una gentile signora di colore che si chiama Marcy (o cosi’ capisco io), grazie a Marcy imparo un sacco di cose su Atlantic city: dove andare e cosa fare; intanto, mi insegna, bisogna vestirsi comodi (ecco perche’ la divisa dell’autobus sembra essere tuta e scarpe da ginnastica) e poi non lasciarsi distrarre da luci, musiche e colori. Giocare con metodo. Marcy mi racconta di lei, dei suoi nipoti, del rito della domenica ad Atlantic city una volta al mese. Anche adesso, un po’ meno adesso, perche’ comunque non è piu’ come prima della crisi quando i viaggi ad Atlantic city erano gratis, sponsorizzati dagli alberghi. Il bus ci lascia ad una scala mobile e un tapis roulant dal casino del Tropicana. Ma questa non è Las Vegas, tutto è piu’ fatiscente, piu’ finto, piu’ triste. Forse sono io a vederlo cosi’, forse è la gente che è qui a dare quest’impressione, difficile spiegare. Noi comunque ci divertiamo moltissimo, giochiamo i nostri 25 dollari omaggio (la mia amica spagnola fa giornata e vince 100 dollari), mangiamo granchio al buffet dell’albergo e finalmente usciamo alla luce. La boardwalk, la passeggiata di 5 chilometri in legno che passa davanti agli alberghi fiancheggiando l’oceano è stupenda. E chi non ha voglia di camminare puo’ farsi spingere su pratici carrelli a sedere per soli 5 $. Atlantic city, la ugly Las Vegas, la citta’ del Monopoli ha una spiaggia stupenda fiancheggiata dai casino e dagli hotel e sovrastata da pier al coperto, gallerie di negozi. America. Il paese del Monopoli.            
Mon, Oct. 5th, 2009, 12:24 am Le so tutte
Le so tutte. Chiedete. Provate a chiederne una. Volete sapere di Gray’s Anatomy? Cosa succedera’ a Izzy e a George? Vi domandate di Violet di Private Practise? O volete sapere come inizia Brothers and sisters? Cosa fara’ Dexter ora che e’ diventato padre? Volete sapere chi sposera’ Mike di Desperate Huosewifes? E Allison, ora che ha perso la ‘vista’ che Medium potra’ essere? Non e’ un gran periodo. Mi chiudo in me stessa quando capita, perche’ anche quando sono fiera di me, anche quando sono contenta di come e di quello che ho detto e soprattutto non ho detto, mi metto in discussione. E mi serve evadere. Mi serve che i canali americani abbiano online in HD tutte le serie tv che trasmettono. L’america e’ un gran paese, anche se oggi in libreria ho visto Obama sulla copertina di Man’s Health con un titolo che invitava a seguire i trucchi del nostro presidente per restare in forma. Il giorno che Berlusconi sara’ sulla copertina di Man’s Health chiedero’ asilo politico agli stati uniti. Nuove serie tv: Flashforward. Tutta l’umanita’ ha un black out di 2 minuti e 17 secondi durante i quali vede il proprio futuro, vede quello che stara’ facendo da li’ a sei mesi: la sera del 29 aprile 2010 alle 10 di sera (casualmente la serata di programmazione dell’ultima puntata della stagione). Quei 2 minuti e 17 sono ovviamente causa di incidenti e tragedie, ma e’ solo l’inizio. Proprio tutti gli abitanti della terra hanno avuto un black out? Proprio tutti hanno visto il loro futuro? C’e’ un mosaico da ricostruire, un mosaico che coinvolge l’umanita’ intera con questioni personali e professionali. Qualcuno ha voluto questo black out, e’ un avvertimento? e’ un segno di speranza? e’ un destino gia’ scritto? Mi sta piacendo, la potenzialita’ della sceneggiatura e’ enorme, ma se non mi danno spiegazioni mi risentiro’ moltissimo. The good wife. Serial tv di avvocati, la protagonista e Juliana Marguiles (l’infermiera Hataway di E.R.), sposata al fedigrafo Chris Rot (il mr Big di Sex and the city). Mi sta piacendo. Eastwick. Tre donne di Eastwick scoprono il loro legame e i loro poteri proprio quando un misterioso ricco individuo arriva in citta’. E’ basato sul noto film e credo possa piacere ad un pubblico femminile, e’ piuttosto scontato, ma molto godibile. Come Cougar Town che vede il ritorno sugli schermi di Coutney Cox (la Monica di Friends) che per ora non dice molto ma e’ uno svago. The forgotten. E’ il serial che ha come protagonista Christian Slater, un gruppo di civili indaga in via ufficiosa sull’identita’ di non identificate vittime di omicidi. Mi aspettavo meglio, non sembra gran che. Aggiorno sulle serie tv, la mia proiezione, la mia protezione. Mi rendo invisibile, mi chiudo a ricco, faccio finta di dormire, faccio finta di non starci male.
Wed, Sep. 23rd, 2009, 11:33 pm Corro
Eccomi. E ne avrei da raccontare. Mi manca pero’ il tempo. New York continua ad offrire opportunita’ e spettacoli gratis. A Settembre ho visto Il Barbiere di Siviglia e la Boeme sul piazzale del Lincoln Centre. L’opera mi e’ piaciuta un sacco. Ho pianto moltissimo. E’ stato ospite da me il mio collega italiano del cappuccino mattutino e le vecchie abitudini sono immediatamente ricomparse, con lui mi sono imbucata ad un congresso di endocrinologia pediatrica all’Hilton, ho scroccato una colazione al Marriot e ho fatto la coda da Tiffany per le caramelle. La settimana della moda ha aperto con una notte dedicata allo shopping e le vetrine della quinta erano piene di modelle ed attrici famose. Sono stata in Italia per: notte bianca, spiaggia di Camogli, concorso, lavoro in ospedale, occhiali nuovi, congresso, matrimonio e sono tornata. Vado a correre ogni mattina. Ho qui ospiti amici fighissimi che mi hanno fatto fare cose fighissime. Lavoro con il maledetto professor Xavier e ne sono molto intellettualmente innamorata. Sono sul pezzo.   
Fri, Sep. 4th, 2009, 01:16 pm Las Vegas
Mi faccio una ragione della fine delle vacanze e posto le ultime foto. Las Vegas e' come la si immagina, no, e' molto di piu'. Piu' divertente, piu' volgare, piu' sesso, piu' luci, piu' caldo, piu' cibo, piu' acqua, piu' animali, piu' spettacolo, piu' cocktails, piu' negozi. La gente e' come la si immagina, no, e' molto di piu'. C'e' chi gioca a tre slot machines contemporaneamente senza neppure guardare se ha vinto; c'e' chi arriva ad un tavolo, punta venti dollari alla roulette in un preciso schema, perde e se ne va; c'e' chi gioca a tavoli di blackjack puntata minima 10.000 $, ci sono donnacce, ci sono ricchissimi, ci sono turisti stupiti, ci sono attori, ci sono ballerini, ci sono maschere. Gli spettacoli sono come li si immaginano, no, sono molto di piu'. Noi abbiamo visto The Blue Man Show. Quei pochi giorni non ci sono bastati. Non volevamo piu' lasciare la stanza al 27 piano del Bellagio con vista sulle fontane finche' non siamo stati nella piscina dell'albergo. Non avremmo mai piu' lasciato neppure quella se non avessimo vinto alla roulette. E non ci saremmo piu' allontanati neppure dal tavolo verde se non fossimo stati a pranzo al buffet dell'albergo. Bilancio delle vincite: 31$, due biglietti per uno spettacolo di magia (foooorte!), un mazzo di carte, una polo del Tropicana. Gambling, gambling, gambling.           
Thu, Sep. 3rd, 2009, 01:03 pm Yosemite
Non resisto e scrivo ancora di vacanze. Non tanto scrivo, quanto sistemo foto. I giorni passati allo Yosemite sono stati accompagnati da convulse risate per qualunque cosa, e' stato come se la stanchezza fosse con noi a farci il solletico. Ma non e' stato solo hiking estremo (si si, proprio io, il percorso piu' lungo era forse 8 miglia). E' stato essere vicino alle sequoie, al grande grizzly, ai cervi, ai cojotes, agli scoiattoli, ai picchi, ai corvi. E insieme a vari rangers (sir! ranger sir! la nostra traduzione di signor ranger signore) abbiamo appreso la storia dei nativi che abitavano la valle dello Yosemite, la cura che avevano per le sequoie, i cesti che intrecciavano, i posti dove vivevano. L'esperienza piu' bella e' stata andare di notte, coi ranger, a vedere le stelle. Sono uscita da Mariposa Grove, il bosco delle sequoie, sporca di terra come una bambina che si e' divertita a rotolarsi a terra. Non mi sono divertita a rotolare per terra. E little baloo mi ha anche sgridata.        
Thu, Aug. 6th, 2009, 01:00 pm Felidia
E’ venuta una mia amica dal Canada a trovarmi per quattro giorni ed è stato davvero bello. Ci siamo conosciute lo scorso anno al corso estivo del Jackson lab e, sabato, esattamente un anno dopo, ci ritroviamo ancora di fronte ad un’aragosta con troppe cose da dirci per ascoltare la musica di sottofondo. Lunedì sera siamo state a cena con T. un suo ex-compagno di universita’ che ora fa lo psichiatra e il docente alla Columbia. Ci invita ad unirci a lui e alcuni suoi amici per cena. Lunedì sera appartiene alla top ten delle mie serate migliori di sempre. Ci vediamo alle 8, davanti al Felidia, un elegante locale italiano dell’upper east side. T. e la mia amica mi stanno aspettando fuori mentre gli altri sono al bancone a bere qualcosa in attesa che si liberi il tavolo. T. è un bel ragazzo, elegante ed estremamente gentile che mi mette immediatamente a mio agio, mi dice che i suoi amici sono gente simpatica, sono tutti medici ma difficilmente parlano di lavoro, spera mi troverò bene. Perche’ non dovrei? Entriamo. Ci accoglie la proprietaria e chef del posto (e di molteplici altri ristoranti sparsi per l’america) che pare essere famosissima, tutti la salutano e un paio di signore le chiedono anche un autografo. Io ovviamente ignoro chi sia, T. mi spiega che ha un programma culinario sulla tv pubblica. Wow… non ho neppure prelevato… resterò a pulire i prestigiosi premi che sono esposti nel salone. Siamo in otto, io, la mia amica, il suo amico T., una bella ragazza con gli occhi scuri, i capelli scuri e la pelle ambrata che viene dai carabi, ed altri quattro ragazzi dai nomi impronunciabili. Mi chiedono di dove sono, cosa faccio a New York, la ragazza e’ una nefrologa e, ovviamente, conosce il prince di fama, si presentano brevemente ed entriamo dunque nel pieno della conversazione. Mi ci vuole poco per capire che sono finita in mezzo ad una eccezionale serata donne. Iniziamo a parlare di vestiti, di diete, di gioielli, di cucina e di uomini. Soprattutto di uomini. Dividiamo qualche antipasto buonissimo, attenti a non ordinare carne perche’ i due ragazzi indiani non ne mangiano. Tutto e’ delizioso. C’era questo ragazzo molto timido, R. che dopo gli antipasti, dopo un generoso sorso di vino, guardando le sue posate e arricciando il tovagliolo dice: ‘... ho conosciuto un ragazzo’ ‘Che cosa?’ ‘Chi?’ ‘Quando?’ ‘... e non mi hai detto nulla?’ R. ‘... non eri a New York’ ‘Potevi chiamarmi! Dovevi chiamarmi!’ R. ‘ Si chiama John’ ‘E’ alto?’ R. ‘ 5 feet and 8’ Io annuisco convinta pensando che certamente sia un’altezza dignitosa anche se ignoro quanto sia, John potrebbe essere un puffo ma tutti sembrano ritenerla un’altezza adeguata, quindi annuisco. Mi piace John. ‘... e cosa fa?’ ‘Quanti anni ha?’ R.’ Eh. E’ un po’ vecchio. 42’ ‘Oh, Come on! Smettila subito, ti odio’ R. ‘ ... e comunque non li dimostra affatto’ ‘Tu ne hai 35 e’ perfetto!’ ‘shhh, fallo continuare’ R. ‘ Gli chiedo l’amicizia su facebook e gli scrivo che potremmo vederci per un drink’ Tratteniamo il fiato. R. ’Lui accetta l’amicizia ma non risponde.’ R. mangia un raviolino ai formaggi. R. ‘ Io resto fermo, nel senso che aggiornavo il mio status ogni giorno, ma non gli scrivo piu'. Dopo un mese mi scrive...’ ‘Che cosaaaaaaaa?’ ‘UN MESE?’ Siamo tutti molto indignati. Umh. Lasciamo a John il beneficio del dubbio. R.’ ...eh. Si’. Dopo un mese mi scrive che potremmo prendere una cosa insieme’ Gia’, qui funziona tutto a cosa. Prendiamo una cosa, usciamo per una cosa, ti va una cosa? Non si capisce mai cosa si va a fare. R. racconta che vanno a prendere un drink, John e’ un medico, come hobby si occupa-non ho capito cosa, ma anche qui tutti annuivano convinti-degli spettacoli off-broadway, e’ uno sportivo, simpatico, con molti interessi. Mi piace John. Poi una cena. ‘... e dove avete cenato?’ ‘...aspetta, allora e’ per questo che la scorsa settimana mi hai chiamato e mi hai chiesto dove siamo stati io e T. a cena al nostro primo appuntamento...’ Poi un pic nic nel parco. ‘Ohhhhhh! Che cosa romantica!’ ‘Anche noi dobbiamo andare! Non facciamo mai pic nic nel parco, perche’?’ ‘Tu non mi ci porti mai nel parco a fare il pic nic!’ ‘Aspettate, aspettate... dettagli!’ R.’ ...succede.’ Beve un sorso di vino mentre i nostri succulenti primi piatti si freddano, chi se ne importa del cibo, dobbiamo sapere, siamo tutti in attesa. R. ’Mi ha detto che si’... non sa ... vuole che siamo solo amici...’ Io penso: ‘stardo John. ‘Certo, ci deve pensare’ R. ‘ Mi ha chiesto di andare in vacanza con lui in Messico’ Io penso: ‘stardissimo John. Ma non mi permetterei mai di interferire. Prendo una forchettata di tagliatelle zucchini e vongole per tapparmi la bocca. ‘Eh. Vedi?’ ‘Magari e’ confuso...’ ‘Ti ha detto perche’ ha aspettato un mese?’ ‘Tu glielo hai chiesto perche’ ha aspettato un mese?’ ‘E poi una vacanza dove?’ ‘Una o due stanze?’ 'Credi che verra' a Washigton al congresso per i medici gay d'America?' ‘E come era vestito?’ 'Perche' non lo porti una sera con noi?' ‘Tu Francesca cosa ne pensi?’ Io, ingoio le zucchine e scuotendo il capo: ‘ Non mi piace John. Non si fa cosi’, sta giocando. Tu sei un ragazzo tanto dolce e devi trovare qualcuno che ti sappia apprezzare.’ Tutto il tavolo scoppia a ridere, mentre R. che e’ davvero un ragazzo molto dolce, arrossisce, abbassa lo sguardo e borbotta un ‘ thanks’. ‘... e cosi’ ha sistemato John’ T. mi chiede con delicatezza se mi vedo con qualcuno. Gli dico di si’, mi risponde con un ‘Oh no...’ Il suo compagno gli chiede: ‘Scusa, perche’ ‘Oh no’ come per dire ‘oh ti vedi con qualcuno mi dispiace tanto per te’ T.’Ma no, solo che avevo gia’ in mente mille persone a cui presentarla se fosse stata disponibile!’ Una serata stupenda. Loro tutti veri newyorker, nati qui, ma di prima generazione, tutti colorati: indiani, europei, centro americani. Tradizioni diversissime, mi hanno accolta con gentilezza e discrezione nella loro serata. Ci scambiamo i numeri di telefono. Spero di vederli ancora. E spero che John si comporti come si deve in Messico ;0)
Sat, Aug. 1st, 2009, 04:43 am Acacio
Simon è rimasto chiuso in bagno. Lo so che chiunque sia stato a trovarmi ha pensato questa cosa almeno una volta, ma no. Non era mai successo sino a sabato. Sabato vado al parco a prendere il sole, stendo l’asciugamano sull’erba, mi spoglio, mi sdraio e squilla il telefono: Simon è rimasto chiuso in bagno. E come? I più attenti ricorderanno che non abbiamo chiave in bagno. Il meccanismo della maniglia si è rotto e lui è bloccato all’interno. Fortuna vuole che lui e il suo iphone siano una cosa unica ed inseparabile. Torno a casa e col fido cacciavite mille usi lo libero, ridiamo perché ora la porta del bagno non solo non ha la chiave, ma ha anche un buco di 5x5 cm. E questa sera a casa nostra ci sarà una cena di una decina di persone. Simon chiama Acacio. Acacio è il sovrintendente del palazzo, è colui il quale bisogna chiamare per risolvere i problemi dell’appartamento e noi abbiamo francamente un problema. A New York il sovrintendente del palazzo è ‘gente da farsi amica’ se si vuole essere cool e avere la porta del bagno riparata in caso di rottura. A Natale è buon uso dare mance faraoniche (altro che tredicesima e quattordicesima) al sovrintendente. Sono le undici e Acacio, come in qualunque altra ora della giornata sembra appena svegliato, risponde che ‘… sì, sì, capisco, oggi in giornata passo di sicuro’. Acacio ha le chiavi di tutti gli appartamenti del palazzo, non abbiamo bisogno di sapere quando passerà, è autonomo. Un po’ troppo autonomo e non si fa vivo. Risolviamo con uno strofinaccio infilato nel buco, ma non è una gran soluzione. Domenica non ci sentiamo di disturbare Acacio. Lunedì mattina alle dieci chiamo Acacio che mi risponde con uno sbadiglio ‘… awhnnn, sì, sì, sto andando proprio ora’. Ah beh, se sta andando proprio ora... Lunedì sera nulla è cambiato. Martedì mattina alle dodici richiamo Acacio, il giorno prima non ha potuto fare nulla perché non aveva gli strumenti specifici per la porta. Ma è già per strada in questo preciso momento. Se Acacio è per strada in questo preciso momento sono certa sia in pantofole e pigiama. Martedì sera torno a casa senza alcuna aspettativa, vado in camera, mi spoglio e indosso l’accappatoio, vado in bagno, chiudo la porta... con la MANIGLIA NUOVA. Non solo, la MANIGLIA NUOVA ha un MECCANISMO DI CHIUSURA. Acacio ha ampiamente conquistato la sua mancia di Natale. W Acacio e le porte del bagno che si chiudono!
 Oggi e' il grande giorno: in libreria esce 'C'era una svolta'. Le verita' qui svelate mi hanno aperto gli occhi, ho riso convulsamente, ho fantasticato, ne volevo ancora... Chiedetelo alle vostre librerie, scoprirete il valore di un giusto imprinting e un'autrice fantastica. www.barbarafiorio.com
La scorsa settimana sono stata ad un corso alla Rockefeller University, un corso di roba sofisticatissima. Non so perche’ ci sono andata infatti. Prendo il bus che scende sulla Columbus, faccio colazione alla Magnolia Backery, prendo il bus cross town da Barnes and Noble, attraverso il parco, passo davanti alla scuola di Saranno Famosi e arrivo alla funicolare di Spiderman, quella che porta a Roosvelt Island. Alle 9 sono in aula. Belle le mie indicazioni stradali eh? E’ stato davvero interesante, eravamo 25 partecipanti; 3 femmine: una ragazza islandese che somiglia tanto a Bjork, (probabilmente e’ la solita superficiale visione che abbiamo di una razza diversa dalla nostra dove ci sembrano tutti uguali), una ragazza cilena non molto loquace e io, che prendo appunti forsennatamente e che fermo tutti sovente perche’ resto indietro. Il ragazzo alla mia destra si sente molto a suo agio e ogni giorno, appena arriva, si toglie le scarpe; quello davanti a destra mangia in continuazione (in una mattinata ho contato: un bagel con uova e pancetta, un sandwich, una tavoletta di cioccolato con le nocciole, un termos di non so cosa e una barretta energetica). E' cinese ed e' magrissimo. Maledetto. Il mio prerferito pero' e' il ragazzo dietro di me, che lavora a Washington ora ma che mi ha raccontato di aver lavorato un po' ovunque e di aver partecipato a strane ma interessantissime ricerche scientifiche come il censimento degli scoiattoli volanti di non mi ricordo che stato americano forestoso e anche di aver lavorato per po' qui a new york, all'acquario: puliva i pinguini. Sara’ a suo agio in quest’aula a temperatura antartica? io vesto maglietta, maglia a maniche lunghe, maglione di cotone, maglione di lana a collo alto e sciarpa di cotone che funge da coperta sui jeans; prendo un the caldo ad ogni pausa caffe’, ma ho comunque mani e il naso gelati. Forse l’aria condizionata si puo’regolare? lo chiedo, ma pare di no, o cosi’ o spenta ma in quel caso sarebbe moooolto caldo mi dicono. A me piaceva quel caso, ma non vengo presa in considerazione. Forse vogliono tenerci svegli. Forse organizzano questo corso per selezionare un nuovo prototipo di scienziato da mandare in Alaska. Forse stanno provocando il condizionatore, del tipo ‘dai, vediamo quanto riesci a far freddo…ohhh e questo sarebbe freddo?’ Forse il condizionatore si e’ ribellato all’uomo. Forse vogliono ucciderci. Il povero ragazzo nigeriano mostra segni di cedimento al terzo giorno di corso. Ma siamo tosti, riusciamo ad arrivare alla fine anche grazie al ‘momento cocktail’ analcolico all’ora di pranzo. Buono il virgin mohito. Il gruppo e' vario ed eterogeneo, in prima fila c’e’ un programmatore bravissimo, un, con rispetto e stima parlando, nerd che insegna a tutti un sacco di trucchetti col computer. Dietro di lui c’e’ uno statistico norvegese che trova la soluzione a qualunque quesito ci pongano e dietro di me a sinistra c’e’ un ragazzo che lavora proprio alla Rockefeller e che fa sempre le domande piu’ interessanti. Chiaccheriamo molto, socializziamo nelle pause, dopo le lezioni, ci raccontiamo dei nostri progetti, del nostro lavoro della nostre citta’ e della Citta’. Una bella esperienza. Da oggi torno al tepore dell’aria condizionata della Columbia, dove mi basta un maglione per essere felice.
Thu, Jul. 23rd, 2009, 09:00 am Amare New York?
‘Questa serata è uno dei motivi per cui amiamo New York’ Così ha iniziato il discorso introduttivo alla serata della New York Philarmonic gratis nel parco il sindaco Bloomberg. Dal palco ci ha blanditi, cercando di convincere i suoi elettori che il tempo perfetto era merito della sua amministrazione e ci ha promesso, come in una serissima campagna elettorale, di lavorare duramente per garantirci almeno qualche altro giorno di clima impeccabile. ‘Molto utile sindaco, peccato che i newyorkesi saranno tutti in ufficio’ ha scherzato Alec Baldwin. E’ una gran bella iniziativa quella dei concerti gratis nei parchi e martedì scorso è toccato al Central park. Mi sdraio sull’erba dove trovo posto, impossibile trovare i ragazzi con cui avevo appuntamento, troppa gente e i cellulari non prendono. Faccio amicizia rapidamente con David, perché ‘l’intimità a cui il poco spazio ci costringe esige almeno una presentazione’ mi dice dopo essersi seduto sulle mie infradito e sul mio sacchetto da pic nic. David doveva vedersi al parco col ragazzo che sta frequentando in questo momento, ma forse non si stanno ‘dating’ come credeva, ma solo ‘seeing’, pare che la vita degli appuntamenti a Manhattan sia dura per tutti. Consumando i nostri pic nic conversiamo anche con la coppia di signori che sono sdraiati davanti a noi, Laura e Derek, che ci raccontano dei loro figli, entrambi al college, entrambi lontani; io sgranocchio formaggi, verdure, frutta, patatine; bevo the verde e faccio finta di appartenere a questa città, alle sue storie. Decine di palloncini colorati decidono che è il momento di volare via. Inizia la sinfonia No 7 di Beethoven mentre il cielo si imbrunisce ed è davvero bello, ma dopo l’intervallo, quando ascolto la sinfonia No 41, Jupiter di Mozart penso che questa serata sia davvero uno dei motivi per amare New York, ma nessuno può più dubitarne quando termina il concerto e sul Belvedere Castle iniziano i fuochi d’artificio. Amare New York? Ok, ma solo per questa sera.     La settimana scorsa ho anche visto, al Pier 54-il cinema gratis estivo sull’Hudson river, ‘Vicky, Cristina e Barcelona’ e mi è piaciuto molto. La passione e la ragione vanno in vacanza a Barcellona, una voce narrante maschile asettica ne racconta le vicende amorose. Una fantastica Penelope Cruz e una sensuale Scarlett Johanson e, su tutte una frase: ‘ ..dovremmo fare l’amore, si vede che la tua mente ragiona meglio quando fai l’amore’. Colonna sonora stupenda. Voglio andare a Barcellona. Amare New York? Umh, non so, ho appoggiato inavvertitamente l’asciugamano su una macchia di catrame.  Venerdì sera party da Roel, sul tetto del palazzo del suo nuovo appartamento a SoHo, lampade colorate, musica, due barili di birra e un sacco di gente tra cui due ragazze italiane molto carine che vivono qui da anni e con cui scambio racconti di esperienze a New York, numeri di telefono e promesse di rivederci presto. Melissa, una ragazza con bei boccoli neri mi racconta tutto della sua città: San Francisco; Christoph mi racconta della sua vacanza in Italia; Alice mi racconta che ora vive da un amico mentre aspetta che aggiustino il suo palazzo a Brooklyn che è andato a fuoco lo scorso mese e John mi racconta del concerto degli U2 di Milano e dello sport in america. Amare New York? No, piove sino alle dieci e mezza e la cima dell’Empire riusciamo solo ad intuirla in mezzo alle nubi. Sabato sera BBQ sullo stesso tetto, perché nonostante l’impegno adoperato durante la serata precedente bisogna finire la birra e questa sera il clima è perfetto. Amare New York? Ok, ma solo un po’. 
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